Intervista a Graziella Marchi, autrice di “Noi Artisti della Sardegna: Interviste a 40 personalità” – 1989

Dove e quando è nato?
Ad Arbatax di Tortolì il 10 giugno 1921
Che studi ha fatto?
Liceo Classico e poi Laurea in Giurisprudenza
La scelta degli studi è stata fatta da Lei oppure è stata, almeno in parte, imposta dai suoi familiari?
Ho scelto io di iscrivermi alla Facoltà di Legge con la precisa intenzione, come poi è avvenuto, di fare l’avvocato.
Dopo gli studi quale è stata la sua carriera, che sacrifici ha dovuto affrontare per arrivare, oggi, all’incarico che ricopre?
Sacrifici? Tanti e nessuno. Sia l’attività professionale che quella politica hanno comportato severità d’impegno e dedizione pressoché totale del proprio tempo. Non mi sentirei di definirli sacrifici visto che solo così è possibile sentirsi realizzati, realizzando, quantomeno in parte, i propri ideali.
Certo, il cammino è cosparso di ostacoli, sconfitte e talvolta di spine proditoriamente venefiche. Ma questo rappresenta un iter quasi necessario e fisiologico per chi vuole lottare per cambiare le cose.
È soddisfatto della sua vita, di ciò che ha raggiunto?
I riconoscimenti ottenuti mi gratificano ben al di là dei miei meriti e della soddisfazione che provo per l’opera che svolgo. Chi non ha sognato da giovane di essere l’eroe fulgido da tutti ammirato ed amato? Ma al di là dei sogni intrisi di candido infantilismo avrei desiderato fare il medico. Non feci a suo tempo questa scelta perché la partecipazione alle operazioni belliche, nel corso della guerra 1940-44, era incompatibile con la frequenza ai corsi scientifico-sperimentali di tale facoltà.
Quali sono le sue personali aspettative per il futuro?
Un impegno che non conosca attenuazioni qualunque sia l’attività che mi attende nel prossimo avvenire. Con l’auspicio che sappia cogliere il momento giusto per ritirarmi.
Cosa significa oggi essere Presidente di una Regione che necessita di provvedimenti immediati per migliorare i vari settori tipo il turismo, l’agricoltura, la foresta, i settori dove si potrebbe dare lavoro ai tanti disoccupati?
Una grande responsabilità ed un coerente impegno di duro confronto con i poteri dello Stato, con quelli economico-finanziari pubblici e privati, con le forze politiche e sindacali sia in sede nazionale che regionale, con le Istituzioni Comunitarie ma, soprattutto, mobilitando tutte le risorse governabili in sede regionale, ricercando per questo nel Consiglio Regionale, nei Comuni, Province, Comunità e Consorzi, nelle forze sociali, insomma fra tutti i soggetti che partecipano allo sviluppo consenso e collaborazione per realizzare organici programmi volti a sconfiggere emarginazione, subalternità e disoccupazione,
Come mai tutte queste cose vanno sempre molto a rilento? Eppure noi sardi dovremmo valorizzare la nostra terra.
Scontiamo ben due millenni durante i quali – salvo la breve ed incompiuta esperienza giudicale – ci è mancato il respiro della libertà, la sua cultura e il domino delle grandi potenzialità connesse all’indipendenza.
Le forti tensioni autonomistiche presenti fra le nostre popolazioni danno oggi il senso di una crescente consapevolezza de ruolo storico cui, nella sua dignità di soggetto politico, è chiamata la comunità dei Sardi.
Nel breve periodo si vincono battaglie ma la storia si modifica in un ampio arco di tempo.
Sono convinto che consapevolezza e unità dei Sardi saranno il motore più potente per lo sviluppo.
Infine, cosa vorrebbe dire a coloro che vivono nella Penisola e affermano che noi sardi siamo un popolo di ignoranti?
Che solo la loro ignoranza può giustificare una tale affermazione. Per fortuna nella Penisola cresce attenzione, rispetto e simpatia per noi sardi e i nostri problemi. Questo non significa che cresca la disponibilità ala sacrificio per rimuovere l’iniquità del sottosviluppo e delle cause “esterne” che lo determinano.
A questo siamo chiamati noi e solo noi.