Presidente: È iscritto a parlare l’onorevole Melis. Ne ha facoltà.
Melis (P.S.d’Az.) Signor Presidente, il discorso, la relazione svolta dall’Assessore ha toccato in verità l’ampio quadro proposto oggi dal sistema industriale sardo, cogliendone con puntualità i momenti di crisi e indicando , nelle grandi linee, le possibili soluzioni economiche, politiche e, per tutto ciò che ne consegue, sociali.
E debbo dare atto all’Assessore di avere recuperato, se non in tutto il suo valore, certamente per il momento d’impulso e di confronto con il Governo così come à venuta realizzandosi la conferenza di Cala Gonone, dicevo cogliendone il significato di impulso, di proposta politica, di confronto, di impegno del Governo risultati apprezzabili, ha detto l’Assessore, risultati che si propongono, in termini di diagnosi quale oggi l’onorevole Cossu ha riproposto al Consiglio, in termini di proposte di soluzione, sia per quanto riguarda il comparto minero-metallurgico; sia per quanto attiene al settore della chimica e delle fibre; e il risultato apprezzabile non sta nello sforzo propositivo della Giunta, ma nel confronto col Governo negli impegni che il Governo in quella sede ha assunto e che oggi, onorevole Assessore, io questo avrei voluto sentirle dire, con assoluta chiarezza e lealtà verso il Consiglio, verso i Sardi, verso gli operai, che il Governo sta disattendendo. Questo deve dire la Giunta, a chiare note, perché altrimenti ci inganniamo, altrimenti procediamo nel rito, continuiamo a fare indicazioni senza prospettive, il Governo sta mancando i suoi impegni.
E la Giunta deve chiamare il Consiglio, deve chiamare i Sardi, le masse operaie, il Popolo a questa lotta di difesa dell’esistente. Ella ha parlato di difesa dell’esistente. È la sopravvivenza che qui stiamo discutendo! In termini molto specifici, qui stiamo diventando tutti grandi scienziati, grandi tecnici; parliamo di settori minerari con la competenza degli ingegneri geologi; parliamo di chimica e di petrolchimica con la terminologia di professionisti; parliamo di linee di produzione della carta, della carta da giornali o della carta patinata o del diversificazioni produttive quasi fossimo degli esperti in materia, ormai non parliamo più di politica industriale, ma ci stiamo specializzando in termini settoriali proprio per difendere il pane quotidiano di persone che da un momento all’altro conosceremo fisicamente una per una, perché uno per uno li incontriamo nelle assemblee drammatiche, che si svolgono ormai con frequenza poco più che settimanale.
La grande vertenza Ogliastra, che ci ha visto impegnati, tutti i gruppi politici, e mal me ne incolse, per aver parlato poco prima di uno dell’attuale maggioranza, per aver denunziato l’illusorietà di certi impegni che ivi si andavano assumendo, per il bilinguismo dei partiti di governo, che in quel di Arbatax riconoscono la validità, la legittimità, la giustizia di certe rivendicazioni, quando quegli stessi partiti parlano, a Roma, un linguaggio totalmente diverso, e negano giustizia e legittimità e diritto alla sopravvivenza, a quegli stessi cittadini ai quali si chiede la fiducia in virtù di una difesa che non si darà, e che non si è data, e che non si sta dando Colleghi, qui siamo in termini politici, e in termini politici dobbiamo dirci la verità.
Che significato ha andare ad Arbatax e dire: noi ci batteremo, noi democristiani ci batteremo, diciamo pure noi Angelo Rojch. Non c’era, ha avuto il buon gusto di non venire, ma dico noi persone fisiche, non dico noi partito politico, perché la difesa quel partito politico la deve garantire laddove si decide. Laddove si decide, invece, si tradiscono quelle aspettative.
E allora, che differenza fa? Sto per usare parole pesanti ma veritiere, chi con artifizi e raggiri, con altrui danno, traendole in inganno carpisce il consenso delle popolazioni, va a carpire il consenso con artifizi e raggiri, promettendo ciò che non si mantiene.
È una situazione veramente grave, e con questo sistema noi non andremo a confronto con nessuno, con questo sistema noi continueremo ad esercitare un ruolo subalterno, continueremo ad accettare ciò che si decide in altre sedi, dall’alto, e se questo è il ruolo della Giunta, allora dobbiamo veramente esprimere preoccupazione, onorevole Assessore. La sua relazione così puntuale, così organica, così precisa nel ripercorrere tutti i punti del dolore sardo, dell’ansia di Sardegna, di questa paralisi progressiva che sta invadendo il corpo sociale del nostro popolo, dove ci porta, se il Ministro responsabile del settore che governa tutti i problemi che hanno trovato così puntuale eco nella sua relazione, se quel Ministro li sta disattendendo tutti? Settore minero-metallurgico: che significa la ricapitalizzazione della Samim, che significa il potenziamento di alcune miniere? Ella non le ha nominate, ma sappiamo di che cosa stiamo parlando, stiamo parlando di Masua, stiamo parlando di Monteponi, stiamo parlando di Funtana Raminosa, di fronte alle quali o al cui potenziamento stanno le ristrutturazioni, il prezzo di quel potenziamento, il costo sociale di quel potenziamento, è rappresentato dalle ristrutturazioni, cioè dalla riduzione di personale e delle attività produttive in tutto il complesso minerario sardo, gestito dalla mano pubblica.
Si salvano questi centri minerari, e allora la Giunta sta accettando le ristrutturazioni, ma non sta ottenendo il potenziamento, sta solo ottenendo la smobilitazione dell’intero comparto minerario. Pensi Assessore, duemila anni di civiltà mineraria che si chiudono, duemila anni che hanno rappresentato una civiltà, la civiltà di un popolo, e si spegne, una pagina che si chiude nei millenni, è una responsabilità enorme, è un fatto storico, suscettibile di schiacciare qualunque Giunta.
E allora, altro che ricapitalizzazione della Samim! E i centri di ricerca, ne parlava con accenti così accorati, ma al tempo stesso espressivi di una coscienza profonda e vigile dei problemi, il collega Saba, i centri di ricerca metallurgica di Iglesias nel settore minerario, dove si fanno questi centri di ricerca? Dove non c’è il minerale! La Sardegna con alle spalle tutta una civiltà mineraria, non ha i centri di ricerca mineraria, e benchè previsto, questo centro di ricerca è ormai abbandonato come programma, il centro di ricerca della metallurgia dell’alluminio, che era previsto per Cagliari.
Senza ricerca non c’è avvenire, senza ricerca vi è dipendenza e quando si condanna alla dipendenza si condanna all’assitenza, non nel lungo, ma nel breve periodo all’abbandono. Il che significa che nel settore minero-metallurgico stiamo andando alla smobilitazione onorevole Assessore, e cosa significa, che i poli del piombo e dello zinco sono diventati una chimera, un sogno da ricordare.
Ma mi viene un sospetto, che il Ministro delle Partecipazioni Statali sia veneto, che veneto sia anche il Ministro dell’Industria (certo è l’onorevole Marcora o padano, però è veneto Bisaglia che ministro lo era). Dice che non conta, ma io ci credo poco, pensate che anche le strade portano la sua iniziale. La PIRUBI è, per esempio, Piccoli, Bisaglia Rumor, una famosa autostrada imperiale che ancora non è finita, perché si sono vergognati. Però quella politica sta pesando, cioè sta emergendo Porto Marghera, con gli impianti allo sfascio, con gli impianti come si dice in gergo politico tecnico, obsoleti, cioè che rappresentano un costo inaccettabile, un ladrocinio alla società e al paese, un insulto al popolo, mentre qui si deve creare il nuovo sull’esistente, non sull’artificioso.
Ebbene, se non si creano, e siamo importatori, ella giustamente dice che si completano gli impianti del polo del piombo e dello zinco, si arriva su quelle 28-30.000 tonnellate anno; che portano la produzione sarda a coprire il 50% del fabbisogno nazionale. Ma sì questa intenzione c’è, ma quel Ministro che parlava con tanto eloquio, con tanta fluida oratoria in quel di Cala Gonone (con una grande chioma sì fluente), fluente la parola e la chioma, ci resta però soltanto la disinvoltura dell’impegno facile e l’amarezza di constatazioni vecchie ed antiche nel tempo, dei sardi traditi nelle loro attese più che legittime, perché il minerale di piombo e di zinco in Sardegna c’è, ed è suscettibile di economica utilizzazione, se si realizzano gli impianti adeguati, tecnologicamente avanzati, ma evidentemente non c’è nessuna intenzione.
Io mi permetto di dire (non oserei mai fare i confronti con famosi personaggi politici che citavano sé stessi: era famoso La Malfa per queste cose; lo è anche, in misura notevole l’attuale Presidente del Consiglio che ama molto citare sé stesso) però io potrei citare un senatore sardista che quando si è approvata la legge
sulla riconversione e ristrutturazione industriale, aveva denunziato tutto questo, votando unico e solo contro quella legge, non solo della rappresentanza sardista ma di tutta la rappresentanza meridionale.
È una legge nordista questa, che servirà al Nord ed è servita al Nord, si ristruttura Porto Marghera, non si riconverte in Sardegna, per ridare valore alla calamine, alla materia prima della Sardegna, e questo discorso della metallurgia, se passiamo dal settore piombo-zinco passiamo all’alluminio, non è che cambi di molto, perché se si chiudono gli impianti di Fusina (chissà dove, nel Veneto, a Mestre o poco più, a poche decine di chilometri da Venezia) lo si fa per interrompere la produzione dell’alluminio primario, cioè la produzione di materie prime, e a dire questo provvederanno i sardi con la Comsal, mi pare si chiami così quell’industria che è stracarica di debiti, che è schiacciata da oneri ormai intollerabili, e dello stesso
Governo che gli crea difficoltà di mercato, adesso raggiungendo accordi diretti con la Svizzera.
E il centro di ricerca per l’alluminio? Eh no, visto che ormai con l’accordo con la Svizzera si acquistano brevetti, che bisogno c’era di creare una cultura, di creare una tecnologia italiana? Ma questo significa che come, ella stessa, onorevole Assessore, coglieva giustamente, essendo un’industria di base, con scarsissimi margini di utile (addirittura qui siamo ampiamente nel passivo) ebbene, per un po’ l’assistenza continuerà, verranno i provvedimenti di Cassa Integrazione Guadagni, ma senza programmi che diano una finalizzazione a quella messa in cassa integrazione, ma quella smobilitazione, la chiusura.
E le seconde, e le terze lavorazioni, di cui il Ministro aveva assunto l’impegno di realizzare in Sardegna, che cosa se ne è fatto, che cosa può dire Ella, Assessore, oltre che esprimere auspici, come giustamente fa?
Ma noi dalla Giunta chiediamo un programma preciso, di azione politica, qual è in alternativa all’atteggiamento del Governo, andare ad un confronto con il Governo, il Governo sappiamo l’atteggiamento che sta assumendo, sappiamo quali sono le posizioni, tutte queste cose ormai le sta, come dire, accantonando una dietro l’altra.
In termini di alluminio primario siamo al 27% di costo di energia, e non è che abbiamo costi agevolati, queste cose le potrà ottenere nel processo elettrolitico del piombo, le potrà ottenere la Pertusola, cioè Roschild, la Penna Roggia, tanto per indicare il gruppo della multinazionale cui la Pertusola fa capo, del Gruppo Roschild. I costi agevolati li può ottenere Roschild in Sardegna, non li può ottenere l’alluminio Italia, e quindi non già seconde e terze lavorazioni come il Ministro si era formalmente impegnato, ottenendo la sua qualificazione di risultati apprezzabili, ma si va verso la smobilitazione.
Né mi pare che possiamo guardare con maggiore fiducia agli altri settori della chimica, delle fibre, perché se il Ministro aveva detto: ruolo il centrale di Ottana non si discute, perché ruolo centrale?
Perché Ottana produce il 30% del polimero, del fiocco e del filo del poliestere, l’acrilico è un’altra cosa, ma non ha questa percentuale, è il poliestere che è rilevante in Ottana, perché l’acrilico è concorrenziale a Portotorres, è concorrenziale a Villacidro, e si tende a scatenare non la guerra fra poveri, ma la guerra fra sardi, a scatenare la rissa tra i pochi impianti esistenti in Sardegna. Perché giustamente, beh, Brindisi ha occupato anche una stazione ferroviaria per difendere i suoi impianti chimici e petrolchimici, Brindisi non si tocca. È corso il Presidente della Repubblica a dire: avete ragione, a fare i discorsi di piena solidarietà con gli operai del brindisino, della Puglia,e i Ministri tutti, Spadolini, il Presidente del Consiglio.
E qui chi è venuto a dire ai nostri operai che smobilitano, ai 1.300 di Portotorres in cassa integrazione e con la prospettiva del licenziamento, chi è venuto a dire una parola di solidarietà? Nella nostra solitudine continuiamo a esprimere auspici, continuiamo a fare analisi, continuiamo a parlarci adosso, ma una linea di lotta, di resistenza, un nuovo riscatto nazionale dei sardi, dove sta?
Onorevole Assessore, questa è la Caporetto! Noi avevamo portato il Governo italiano ad assumere impegni, oggi state prendendo atto che gli impegni non si mantengono, e però esprimete auspici. Io sono ben lieto di prendere atto dei successi e, ricordo, il mio Gruppo, come gli altri Gruppi dell’opposizione, avevano accompagnato il Presidente della Giunta regionale all’incontro col Presidente del Consiglio; chiediamo di andare per un confronto duro, aperto, inflessibile, nel quale devono sentire la rabbia dei Sardi, non la rassegnazione, devono sentire che vi è un Popolo attestato su una linea di resistenza che è di sopravvivenza, badate, di sopravvivenza. ‘O si va con questa coscienza o si è sconfitti qui in quest’aula, prima ancora di uscire da quest’aula. Con questa volontà noi possiamo affrontare questi problemi: Ottana, il polimero, l’acrilico; ma intanto si parla di 500 persone da smoblitare, da mettere sulla strada, in cassa integrazione guadagni che è l’anticamera del licenziamento. È la Sardegna centrale in ginocchio, è la sconfitta dei Sardi
E Porto Torres? E i 1.300 di Porto Torres? E l’INSAR? Ella ha avuto un’espressione molto efficace, onorevole Assessore, la scatola vuota dell’INSAR, la latitanza della GEPI, ma non è solo la GEPI ad essere latitante, è latitante il Ministro, è latitante il Governo, diciamole queste cose. Ci stanno tradendo! Voi non siete qui in difesa dei vostri partiti; siete qui in difesa del Popolo sardo. È bene che queste cose le diciamo molto chiaramente. Così la linea dell’impianto del polietilene lineare, che è un impianto ad altissima tecnologia, che ci inserirebbe nelle produzioni in termini di alta competitività, questa linea si è vaporizzata, si è così, dispersa nel nulla.
Onorevole Assessore, lei ne ha parlato, ma io vorrei sapere sulla base di quali affidamenti, quando l’ENI rinunzia a fare la chimica fine, perché questo ruolo lo riconosce alla Montedison, si può sapere, questo Ministro che garanzie dà sulla possibilità che in Porto Torres o in Cagliari si realizzi l’impianto di polietilene lineare, che già cammina verso la chimica fine? Come i cosidetti impianti del craking di Cagliari, che sta partendo con lo specchietto, ecco qui, la guerra non tra poveri, ma la guerra tra sardi. E questo non lo dovremmo perdonare mai a chi scatenerà tra noi la zuffa per contenderci il pane, gli operai di Porto Torres contro gli operai di Cagliari, sarebbe il delitto più grave, storicamente più infame che si possa consumare contro il nostro Popolo. Si dice: ma si fa la ristrutturazione del cracking di Porto Torres, in compenso di quello che non si realizza più a Cagliari, e così Porto Torres è messo in concorrenza con Cagliari e Cagliari con Porto Torres e tutti insieme con Ottana e con Villacidro.
Siamo nell’allucinante! È un fatto politico molto più che economico, molto più che tecnico, di cui la Giunta farà bene a tenere conto. Quindi cade l’accordo Eni-Occidental e l’ENOXY, diventa un’altra scatola vuota.
Sì, si può discutere, valutare i pericoli, le implicazioni, i condizionamenti politici che un accordo con una multinazionale come l’Occidental poteva determinare, ma il nulla travolge nel nulla .
Ecco perché gli esuberi, 900 iniziali, 1.300 oggi, l’INSAR a che cosa sono finalizzati, quelle attività industriali
sostitutive per le quali si era creata addirittura la società, ma le attività non ci sono.
C’è il salario, cioè assistenza, la carità, la carità a me che son sardo, voi del Governo italiano, bontà vostra. Col berretto in mano continueremo ad allungare la mano perché questa carità non si interrompa, perché questo rivoletto di denaro non si interrompa e non si scateni qui un cannibalismo morale che ci ha ridotto a clienti dei vari notabili locali, provinciali, regionali, nazionali, ma poveri clienti, non più un popolo che guarda alla sua rinascita ma dei disperati, dei poveri che fanno la guerra fra di loro per la sopravvivenza.
L’accordo ENI-OXY che se ne va, l’accordo ENI-Montedison che trionfa ed avanza, il piano chimico nazionale che ci respinge indietro. Sono dati sostanziali oggettivi, onorevole Assessore, non è che li possiamo cancellare; ella non li ha cancellati, ne ha fatto un rapido – io direi non sufficientemente – approfondito riferimento si da acquisire responsabilmente tutte le conseguenze che ne conseguono. Ci sono in nuce queste implicazioni; ma non sono drammatizzate come la situazione impone.
Il quadro non è che si attenui con la carta; è un altro settore nel quale l’industria sarda aveva un suo ruolo ed un ruolo, come dire, emblematico. Avevamo l’industria cartaria più moderna d’Europa; ma gli aggiornamenti tecnologici non hanno tenuto il passo del progresso e non solo non si stanno apportando le modifiche che i costi di produzione impongono ma addirittura si stanno trascurando le ordinarie manutenzioni.
Se le mie informazioni sono esatte, gestire la centrale termo-elettrica che alimenta gli impianti di Arbatax costituisce un pericolo e un pericolo grave per gli addetti, perché non si fanno le ordinarie manutenzioni. E allora di che meravigliarsi che le disinchiostratratrici si realizzino a Mantova, che ad Arbatax ci si riduca a fare carta da giornale. ma non à stato sempre così, onorevole Assessore. Per esempio, la carta per gli elenchi telefonici veniva confezionata ad Arbatax; erano carte di maggiore pregio. Era una produzione importante, e la si sta abbandonando, la si è abbandonata; ci si riduce, ecco ancora la politica assistenziale, a fare carta da giornali che, nel costo unitario, ha un disavanzo di 300 lire, 300 1ire in rapporto al prodotto unitario, il che significa un passivo enorme; significa mantenere questa industria in produzione passiva, di tal che sia una produzione assistita ed allora si spiegano i 122 licenziamenti preannunziati ridotti a 75, 78 messi in cassa integrazione.
Ah! che successo, ah! che vittoria, noi vi invitiamo a smentire questa iniziativa del padronato, a resistere. Certo, i sindacati abbandonati a se stessi hanno finito con l’accettare la cassa integrazione per quella settan tina, ottantina di persone, ma perché hanno avvertito la solitudine spaventevole. La Giunta regionale non era con loro e allora hanno creduto di ottenere un grande successo bloccando i licenziamenti e trasformandoli in cassa integrazione, ma la Giunta deve far sentire il peso ed il prestigio della sua forza rappresentativa, la sua volontà. politica, il suo voler essere rappresentativa del popolo sardo, nella sua unità e non di una maggioranza. E questo provvedimento della cassa integrazione deve rientrare perché non è un fatto momentaneo, perché non c’è nessun programma dietro questo provvedimento. La cassa integrazione è
l’anticamera del licenziamento, ma non ci si fermerà soltanto a questi, perché se si continua a produrre in passivo alla cassa integrazione di questi seguiranno gli altri e poi gli altri ancora e infine la chiusura. Da 700 operai intanto si scende a 600 operai.
Onorevole Presidente, che gli diciamo agli ogliastrini? Onorevole Presidente, quando io ero Presidente della Giunta, feci un telegramma col quale pregai vivamente tutta la rappresentanza parlamentare sarda ad un incontro, ad un incontro perché si andava elaborando un piano nazionale delle autostrade, con un programma -stralcio delle strade, mica di poche lire, di 800 miliardi e c’era tutta l’Italia; era cancellata soltanto la Sardegna.
E la Giunta regionale si è riunita, ha discusso questo schiaffo, questo oltraggio al nostro popolo, questa discriminazione grave inflitta al nostro popolo, e dopo aver individuato, superando non pochi contrasti, anche al suo interno, legittimi contrasti, al suo interno, lo debbo dire ad onore dei colleghi che hanno veramente approfondito la discussione, hanno individuato nel collegamento dell’Ogliastra con il capoluogo Cagliari, l’unica strada da inserire nel programma-stralcio nazionale. Bene, nessun parlamentare del suo partito, onorevole Presidente, non lo dico per il suo partito, perché non era il solo a sé, ma come partito di Governo, e come partito di maggioranza relativa, ha disatteso l’appello del Presidente della Giunta regionale .
È di una gravità enorme; è un oltraggio a questa assemblea, alla vostra dignità. E l’Ogliastra è rimasta senza parola in Parlamento! Senza rappresentanti in Parlamento; lo denunzio in questa sede, a suprema vergogna di chi non ci ha rappresentato e non ci ha difeso, laddove si decide. E che cosa oggi andiamo a dire che nutriamo fiducia e speranza se siamo latitanti ed assenti?
Si dice, e l’onorevole Assessore poteva risparmiarsele queste cose, che insomma, in fin dei conti, la Cartiera di Arbatax affronta spese notevoli perché ha diseconomie, l’alto costo dell’energia elettrica, le spese del disinquinamento.
E perchéqueste spese non le devono affrontare a Mantova, come a Venezia, o in qualunque altra sede d’Italia? L’energia elettrica le cartiere non la pagano, in qualunque sede, all’ENEL, in qualunque sede italiana? O, se sono autoproduttori, non se la devono produrre in qualunque altra sede, oltre che ad Arbatax? È un costo fisso, presente dovunque, così come le spese del disinquinamento che, peraltro, ad Arbatax lo si fa e lo si è
fatto molto, ma molto poco.
La verità è questa: noi finiremo con l’essere ricordati come specie di mentori, tipo Catone, però certi concetti vanno ripetuti, bisogna credere nelle istituzioni autonomistiche, credere nel significato di questa Giunta. Bene, se oggi la situazione si è deteriorata, cari collegi, se la Giunta che ha preceduto quella attualmente in carica, in fondo non è riuscita ad impedire questo progressivo disimpegno del Governo, non lo si deve anche al fatto che è stata tenuta per cinque mesi paralizzata da una opposizione che non ha neanche voluto discutere i rapporti esterni della Giunta. Che succederebbe se oggi noi ci mettessimo su questa posizione irresponsabile? Noi saremo con voi quando combatterete queste battaglie; noi vi sosterremo con tutte le nostre energie, con la trepidazione dell’animo nostro, ma voi ci avete tenuto nella paralisi, avete preferito che crollasse il tempio, che crollasse la casa addosso. È una responsabilità enorme che vi siete assunti.
Oggi vi trovate a gestire questo sfascio, però non sarete nella lotta soli, perché vi saremo a fianco. Ma badate, è inutile illudersi, ecco, onorevole Assessore, lei ha fatto un riferimento a quella pleiade di piccoli e medi industriali che vanno faticosamente resistendo nella testimonianza di una sopravvivenza difficile, tanto più meritoria perché direi in sfida alle diseconomie esterne, in sfida alle banche, ad un sistema creditizio ingeneroso ed iniquo. Ed vero, quando diciamo che l’inflazione non la produciamo noi nelle Regioni povere, perché il nostro regime di consumi, il nostro volume di consumi non è quello della Lombardia, non è quello delle Regioni ad alto regime di spesa e quindi di consumi, che è il meccanismo determinante i processi inflattivi. Noi diciamo che la stretta creditizia, se vi ha da essere, deve riguardare quelle aree economiche, mentre in queste aree economiche vi deve essere un sostegno vitale alle attività produttive, mentre a noi si applicano le stesse norme finanziarie che si applicano nelle Regioni ricche e, mentre lì sono un rimedio e un risanamento, da noi sono lo strangolamento.
È in termini politici che va affrontato il problema, è in termini di autonomia, non si può fare la stessa politica finanziaria e creditizia in Lombardia e in Sardegna, realtà così profondamente diverse, non si risanano i mali dell’ economia lombrada con i mali dell’economia sarda perché sono due economie profondamente diverse, e allora, onorevole Assessore, io non leggo nelle sue parole questo empito autonomistico, questa coscienza di diversità profonda, che richiama strumenti operativamente diversi, per affrontare mali e piaghe diverse.
La sollecito a questa linea, e badate, zona franca doganale, continuo a dire, zona franca doganale, perché se dobbiamo vincere certe diseconomie che sono nella oggettiva realtà della insularità sarda, delle lontananze fisiche, oltre che politiche, dobbiamo avere strumenti originali e diversi, non facciamoci superare da altre regioni italiane; badate che gli altri stanno acquisendo la nostra cultura autonomistica anche in campo economico, e ne stanno facendo uno strumento di recupero e rinascita economica, sociale e civile, e non vi spaventi dire zona franca anziché punto franco, perché la Sardegna è vasta 24.000 chilometri quadrati e in una vastissima area siamo un milione e mezzo di abitanti, Napoli che si vuole fare punto franco, tutta la città di Napoli, ha abitanti quanti ne ha la Sardegna.
La zona franca non è finalizzata alle pietre di Sardegna, ma alle persone di Sardegna, ai 1.500 sardi, e allora, è di questo che bisogna tener conto, l’autonomia è un fatto globale, non è compartimentabile, non è scindibile, non va a compartimenti stagni, bisogna sentirla come valore unitario nel quale a prescindere dalla maggioranza o dall’opposizione, che possono essere occasionali e precarie, nell’autonomia dicevo, ci dobbiamo riconoscere tutti in questo valore, come forza di unità, per una Sardegna che non accetta la sua sconfitta, quella sconfitta che è stata decretata all’esterno, e che noi rifiutiamo per l’ingiustizia che rappresenta, e perché crediamo che il popolo sardo abbia un avvenire, che il popolo sardo non è stato rappresentato adeguatamente sino ad oggi, che tutte le opportunità che il popolo sardo può esprimere sono ancora latenti e potenziali, che noi l’autonomia la dobbiamo recuperare nel mondo del lavoro, laddove la gente soffre, combatte e lotta, non dove la gente è rassegnata e recita rosari per preghiere in cui nessuno crede più.