Caro Presidente,
nell’imminenza della convocazione del Consiglio Nazionale del Partito sento il dovere di rivolgere agli amici Sardisti un caldo appello perché si preparino ad affrontare il confronto politico per l’elezione dei parlamentari Sardi con l’entusiasmo travolgente che ha caratterizzato le durissime ma esaltanti battaglie elettorali per il rinnovo del Consiglio Regionale, del Parlamento Europeo ed, infine, nell’ 1985, dei Consigli Comunali e Provinciali.
La prova sarà, come sempre, estremamente impegnativa e severa.
La fine anticipata della legislatura, spregiudicatamente interrotta per freddo, direi cinico calcolo elettorale da democristiani e socialisti, mentre dilata ed approfondisce lo scontro fra questi due partiti, – liquidando così ingloriosamente l’alleanza di centrosinistra, – scatenerà una battaglia elettorale violentissima. Nessun mezzo leale, sleale, corretto, scorretto, subdolo o clamoroso, di lusinga o di minaccia sarà risparmiato. Giornali, televisioni di Stato e private, emittenti radiofoniche, riviste, volantini, manifesti, comizi, saranno schierati in campo utilizzando politici, artisti, intellettuali, imprenditori, il mondo delle campagne, come l’emarginazione urbana, i sindacati, come i laici difensori della vita e della sacralità della famiglia, autonomisti di destra, di sinistra, di centro e così continuando.
L’esito di questo drammatico confronto sarà determinante per un possibile ribaltamento del quadro politico che, comunque vada, non potrà più riproporsi quale quello fatto a pezzi dal duo Craxi – De Mita.
Il Partito Comunista cercherà di trarre il più largo vantaggio da questo scontro mentre i Partiti minori tenteranno di sottrarsi allo stritolamento della triplice polarizzazione.
Nel turbinare di questo pesante impatto elettorale il Partito Sardo dovrà definire un proprio ruolo che sarà tale non solo in virtù dei tradizionali programmi, ma dalle elaborazioni che diano forza ed autorità attuale alla sua proposta politica.
I grandi temi dello sviluppo visti nella loro interdipendenza acquistano rilevanza e prospettiva solo nell’ottica sardista per l’originalità delle soluzioni.
Non si potrà mai concretamente parlare di continuità territoriale e di conseguente integrazione del popolo Sardo nel contesto italiano e comunitario se l’Isola, proprio in virtù del suo rapporto necessario con il mare, non si darà un’economia marittima. Ecco un obiettivo fondamentale! Chiusi nella logica del mercato interno siamo condannati alla marginalità e quindi all’emarginazione. Rompere con l’isolamento economico e civile è possibile solo governando i collegamenti marittimi e quindi riguardando il mare non quale limite, ma come una risorsa.
Confiniamo nel Mediterraneo, attraverso il mare, con tre Continenti e costituiamo un naturale punto d’incontro per l’economia dei suoi stati rivieraschi.
Siamo altresì il punto d’arrivo ed irradiazione dei commerci provenienti e diretti oltre oceano.
Centralità Mediterranea e zona Franca costituiscono, in uno all’internazionalizzazione dell’economia Sarda, aspetti diversi dello stesso obiettivo di sviluppo globale cadenzato dal progressivo ritorno al mare delle popolazioni sarde.
Se questi sono alcuni dei grandi temi che attengono alla crescita dei valori oggi imprigionati dagli oligopoli privati e pubblici operanti in Italia, nell’Europa e nel mondo non minore rilievo assume il ruolo di politica istituzionale che il Partito è chiamato a svolgere nella prossima legislatura.
Se il voto degli elettori premierà il nostro impegno in misura adeguata andremo a costituire l’unico polo di aggregazione parlamentare del regionalismo italiano.
L’involuzione centralistica che oggi falcidia la nostra autonomia, la produzione legislativa dei Consigli regionali del Paese, l’invadenza sempre più greve e devastante dei poteri centrali dei Ministeri, del Parlamento e della stessa Corte Costituzionale, ha suscitato un diffuso, partecipato e sofferto moto di resistenza autonomistica, costretto oggi entro ambiti genericamente protestatari, emblematicamente rappresentati, ma solo per eclatanti episodi, dalla Regione Sarda a guida Sardista.
Se nel prossimo Parlamento sapremo essere i degni continuatori della nobile tradizione federalista dei fondatori del Partito, renderemo altamente possibile e concretamente realizzabile, il loro disegno originario: Costituzione del Partito Federalista Italiano attraverso i Partiti d’Azione articolati nelle Regioni sul modello del nostro.
Sarà una ventata di democrazia che ringiovanirà le sclerotizzate strutture partitiche oggi inaridita da anni di gestione rissosa di un potere incapace di progetto e di speranza.
Un disegno così ambizioso (l’unico che per altro legittimi la nostra ragion d’essere) mentre apre la prospettiva sull’Europa Comunitaria dei popoli, chiama a raccolta tutti i Sardi che credono nei valori del Sardismo.
Ma attenti!
Mentre chiamiamo tutti i cittadini a questo grande appuntamento della storia, per riappropriarcene ed acquisire il diritto di scriverla da protagonisti, non ci consente di chiuderci nella solitudine pur esaltante della militanza.
Abbiamo combattuto insieme per la Sardegna ed i Sardi, e con loro dobbiamo aprire la strada del futuro.
Sardo è ovviamente il popolo costituito dai nativi ma altresì da quanti sanno fare una scelta di vita insieme a noi – qualunque sia la loro terra d’origine. Gente che ami come noi non solo le cose belle e suggestive di Sardegna ma anche le sue atroci brutture, le sue spossanti malattie, dalla criminalità nelle forme più turpi, alla disoccupazione diffusa e lacerante, all’emigrazione, alle talassemie per mondarne il corpo sociale di Sardegna e restituirgli dinamismo, vigore, vitalità e una giovinezza fatta di modernità, costruita sui valori dei padri.
La Fede incrollabile dei militanti la forza razionale della cultura dovranno essere gli elementi che fondendo insieme sensibilità ed intuizione politica esalteranno capacità di analisi ed elaborazione progettuale.
Chiamiamo a noi questi Sardi ed affidiamogli le nostre bandiere. Non conquisteremo l’Italia, ma la simpatia degli Italiani.