Programma sull’ambiente “Evireg” – Parlamento europeo – 16 marzo 1990


Signor Presidente, esprimiamo un giudizio sostanzialmente positivo su
questo provvedimento, come pure gratitudine e vivo apprezzamento nei confronti del relatore, per l’ottimo lavoro svolto in commissione, per dare coerenza ed efficacia agli obiettivi che si vogliono perseguire.
Questo provvedimento, che assume un carattere più programmatico che operativo, indica obiettivi, procedure, priorità che meritano apprezzamento, soprattutto per l’obiettivo primario che è il Mediterraneo, un mare che è decisamente malato e soprattutto esposto ad una vulnerabilità crescente, suscettibile di raggiungere, al limite, le soglie dell’irreversibilità: certamente, comunque, già di alta pericolosità.
L’incremento demografico che si è registrato nelle regioni litoranee, lo sviluppo industriale, il riversarsi di oltre 100 milioni di turisti ogni anno nel periodo estivo, creano sconvolgimenti ambientali di alta intensità che non siamo riusciti a governare. Io stesso che, provenendo da un’isola, ho fatto questa esperienza, debbo dire che questo sviluppo così impetuoso ci ha colto impreparati. Abbiamo così dovuto pagare alti prezzi di natura ambientale.
È un giudizio, quindi, importante quello sulla concentrazione territoriale. Esprimiamo qui il rammarico che tanti colleghi di altre aree europee abbiano ritenuto di poter utilizzare questo strumento, per estendere dal Mediterraneo al Baltico, all’Atlantico e ad altre aree marittime – indubbiamente meritevoli di tutela – una risorsa così modesta come sono i 500 milioni di ECU.
La verità è che le regioni più povere hanno mostrato maggiore inesperienza e quindi minore capacità culturale nel fronteggiare questo problema. Ecco, quindi, una valutazione positiva sull’orientamento che il provvedimento esprime.
D’altronde, a rompere la spirale involutiva, a cui questo provvedimento si ispira, è proprio la priorità data alle regioni più povere, nella prospettiva dello sviluppo.
Ho tante altre cose da dire, ma mi accorgo di aver superato i miei tre minuti. Ringrazio comunque il Presidente di non avermi richiamato e intendo riconfermare la piena adesione della parte politica, che ho l’onore di rappresentare, al provvedimento, sottolineando l’inopportunità del costante ricorso a fondi che invece sono destinati allo sviluppo, cioè al Fondo di sviluppo regionale, che deve, appunto, servire ad incrementare nuove attività produttive e non a conservare quelle già esistenti.

La questione dell’inquinamento del Mediterraneo era stata già posta da Mario Melis in termini più espliciti fin dal 1990 quando fu approvato il piano “Evireg”. Anche allora, comunque, Melis pose l’accento sull’interesse complessivo della Comunità per il Mare Mediterraneo e ciò in relazione alla dotazione finanziaria e ai suoi riflessi sul Fondo per lo sviluppo regionale. L’intervento è del 16 marzo 1990.